Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Federazione Russa.

venerdì 30 aprile 2010

La catena statunitense “Dunkin’Donuts” torna in Russia con una nuova strategia

Dunkin’Donuts, la catena internazionale di ciambelle (i donuts) e caffè, è tornata in Russia, dopo che nel 1999, con solo tre anni di presenza, fu costretta a chiudere i suoi locali russi a causa della crisi del 1998. Il ritorno in territorio russo rappresenta un’importante tappa per la nuova strategia in Europa. Negli ultimi 10 anni Dunkin’Donuts ha visto una grande espansione del proprio marchio a livello globale, soprattutto in Asia dove ha aperto 2.000 locali. Ora che ha acquisito esperienza e capacità di adattamento ha deciso di investire nuovamente nella Federazione Russa, dove il prossimo 11 maggio aprirà un locale a Mosca, al quale ne seguirà a breve un secondo sempre nella capitale ed in seguito altri a San Pietroburgo, Sochi, Novosibirsk, Krasnodar and Yekaterinburg. Nei prossimi 5 anni la catena prevede di aprire 50 nuovi punti solo a Mosca con un investimento previsto tra i 10 e i 14 milioni di dollari per il primo anno.
In questi ultimi anni la Russia si è aperta sempre più ai brand internazionali e il consumo di caffè è diventata una comune abitudine sociale, motivo per cui il paese è ora più appetibile per investimenti in questo settore. Le famose doughnuts americane, inoltre, sono molto simili al dolce russo ponchik, molto comune in epoca sovietica. Dunkin’Donuts, comunque, assieme alle ciambelle servirà cibi più adatti ai palati russi, come insalate, sandwich, marmellate e dolci con crema pasticcera. Il 70% degli ingredienti usati verrà però importato dall’estero mentre il restante 30% verrà acquistato da produttori locali. Tra le strategie attuate vi è inoltre la consegna gratuita nella capitale per i clienti che si registreranno sul sito web.

giovedì 29 aprile 2010

La Russia investe nelle riserve energetiche del Mar Caspio

Grazie alla società LUKoil la Russia è diventata produttrice di petrolio anche nel Mar Caspio, la terza area di risorse energetiche più grande del pianeta. LUKoil ha infatti avviato mercoledì scorso una offshore nella zona, che aveva iniziato ad esplorare nel 1995, spendendo dal 2004 al 2009 oltre 1,2 miliardi di dollari per portare nel progetto Yury Korchagin, secondo produttore nazionale di petrolio. Lo sfruttamento delle risorse del Mar Caspio era già guidato da Kazakistan e Azerbaijan con le società ExxonMobil, BF e Chevron, oltre che in misura minore dall’Uzbekistan, Turkmenistan e più recentemente dall’Iran. La produzione di petrolio in quest’area è considerata dagli esperti talmente grande da poter sopperire al bisogno mondiale di energia e si prevede che nel futuro saranno necessari ingenti investimenti stranieri e tecnologie per poter sfruttarne le enormi potenzialità. Per la Russia, quindi, operare in questa zona significa investire in un’attraente frontiera che va ad aggiungersi agli impianti già attivi della Siberia e dell’Artico, tanto che il governo russo preme per una legislazione a favore degli investimenti stranieri nell’area. Entro il 2015 LUKoil vuole portare alla luce le risorse che ha scoperto nel 2005, ovvero 220 milioni di tonnellate di petrolio e 40 miliardi cubici di gas. Il Kazakistan, invece, sta lavorando per lo sfruttamento di 2 miliardi cubici di greggio dall’area di Kashagan, grazie ai suoi partner internazionali quali Eni, Exxon, Shell e Total.
Nel frattempo la Federazione Russa sta cercando di potenziare gli impianti nell’Artico tentando di coinvolgere grandi società occidentali in una partnership con Gazprom; tuttavia si ritiene che il governo dovrebbe offrire maggiori agevolazioni fiscali per invitare ad operare le aziende in zone così remote e in condizioni talmente dure.

martedì 27 aprile 2010

Le potenzialità del mercato dell’auto russo: continua a crescere il distretto automotive di Kaluga

Il 2009 non è stato un anno positivo per l’import in Russia nel settore automobilistico: la domanda di veicoli era diminuita a fronte di ampi magazzini di veicoli nei concessionari. Inoltre, il governo aveva innalzato i dazi doganali sulle importazioni di auto nuove ed usate per difendere i produttori locali. Tuttavia le case automobilistiche internazionali non hanno interrotto le loro attività di internazionalizzazione nella Federazione Russa e molti marchi hanno delocalizzato impianti produttivi sul territorio, anche per aggirare le misure protezionistiche doganali. Il Gruppo Fiat, ad esempio, è presente in Russia dall’epoca del primo impianto Togliatti, nella parte centrale del paese, in cui produsse e ancora produce la prima auto di massa russa, la “Zhiguli”. Recentemente ha annunciato il potenziamento degli impianti produttivi con l’apertura di una fabbrica nella Repubblica autonoma del Tatarstan, dove grazie alla joint-venture con il partner russo Sollers, inizierà a produrre e distribuire nuovi modelli. Nel 2009, invece, era stata la volta di Volvo, che inaugurò il suo primo impianto russo per la produzione di veicoli commerciali nel distretto di Kaluga, a sud-ovest di Mosca. Questa area industriale iniziò a sorgere già nel 2007 con gli impianti della Volkswagen e oggi si estende per circa 145 ettari. In questi ultimi giorni il distretto automotive ha assistito ad una nuova entrata, con l’inaugurazione dell’impianto del gruppo francese PSA (Peugeot-Citroën) in joint-venture con il partner giapponese Mitsubishi. Nella fabbrica russa verranno prodotte la Peugeot 308, la Citroën C4 e altri modelli più sportivi. L’impianto sarà attivo dal 2012 e prevede di costruire 125.000 vetture all’anno.
In definitiva quindi, le potenzialità del mercato automobilistico russo sono buone, basti pensare che nell’ultimo decennio la produzione di vetture straniere in Russia ha raggiunto le 600.000 unità annue e nel futuro, secondo le attuali stime, potrebbe raggiungere la cifra di 5 milioni di veicoli all’anno.

lunedì 26 aprile 2010

Accordi bilaterali tra Italia e Russia in campo nucleare ed elettrico

La giornata odierna si prospetta ricca di novità per quanto riguarda gli accordi tra Italia e Russia nel settore nucleare ed energetico; nella mattinata, infatti, si incontreranno il Primo Ministro Silvio Berlusconi, Igor Sechin, Vicepremier russo responsabile del settore energetico e presidente della Inter Rao – azienda elettrica russa - e Serghej Shmatko, Ministro russo per l’Energia. Tra gli argomenti in scaletta figura anche il nuovo accordo tra Inter Rao ed Enel, quest’ultima recentemente coinvolta nella costruzione di una centrale nucleare in Russia. La collaborazione rientra nel progetto precedentemente esposto dal Capo di Stato russo Vladimir Putin riguardante la realizzazione di un nuovo impianto nucleare entro il 2030 che conterà 26 nuovi reattori. L’apporto di Enel riguarderà lo studio di un nuovo tipo di reattore di tecnologia russa che, per altro, sta già sviluppando in Slovacchia. Grazie a questo accordo Enel completerà la propria presenza in Russia, già attiva sul fronte del gas e del carbone. L’azienda russa Inter Rao, nel frattempo, sta progettando una linea di trasmissione elettrica da Kaliningrad alla Germania lungo il gasdotto Nord Stream per portare energia elettrica all’Europa occidentale. Il gasdotto gemello South Stream, invece, vede coinvolti l’Eni, Gazprom e il nuovo partner francese, Electricité de France. Entro il 2011 verrà concluso lo studio di fattibilità che lo riguarda.