Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative alla Federazione Russa.

giovedì 29 dicembre 2011

Poco diffusi i pagamenti virtuali in Russia

Solamente il 24% dei russi richiede prestiti e solo il 18% detiene un conto in banca, a differenza della maggior parte degli europei, che utilizza una media di 2-4 prodotti finanziari.

Anche se a partire dal 2000 si è registrato un boom di richieste di attivazione, nella Federazione russa i pagamenti virtuali tramite credit card sono ancora poco diffusi. Secondo la Banca Mondiale, la Russia possiede solo un quarto del numero medio mondiale di sportelli bancari e, secondo quanto emerso da una ricerca del Fondo Monetario Internazionale, nella Federazione il debito individuale verso gli enti creditizi ammonta a solo il 9% del Pil, mentre negli Stati Uniti, il rapporto tra debito personale e Pil è dell’85%. Inoltre, l’Agenzia Nazionale per gli Studi Finanziari, stima che sebbene il 74% dei russi faccia uso di carte bancarie, il 92% di queste ultime sono carte salariali: quelle che le banche emettono su richiesta delle aziende per permettere ai dipendenti di accedere alla propria remunerazione. L’Agenzia sottolinea che, al 1° settembre di quest’anno, il debito individuale sulle carte di credito aveva raggiunto quota 350,2 miliardi di rubli (11,3 milioni di dollari) e che, in un paese di 140 milioni di persone, circolavano soltanto undici milioni di carte di credito.
Il mercato dei prestiti e delle carte di credito aveva raggiunto l’apice nel 2008 e ha poi subito una battuta d’arresto a causa della crisi economica. In seguito a una serie di regolamenti bancari, entrati in vigore nel 2008, le banche hanno iniziato ad applicare una prudenza maggiore nella selezione dei mutuatari: ora chiedono a società di recente formazione, di monitorare la storia del credito personale e di valutare la solvibilità dei mutuatari.
Nonostante i timori causati dalla crisi del debito della zona euro, l’impressionante crescita del credito al consumo non sembra a rischio, in quanto, a differenza di quanto è avvenuto nel 2008, le banche russe hanno promesso di non ridurre i prestiti, sebbene il loro costo potrebbe incrementare.

mercoledì 28 dicembre 2011

Gruppo Italiano Vini punta su Cina e Russia

Il GIV si prepara per affermare i marchi italiani all’estero, dove le opportunità sono numerose; in particolare, punta ora su Cina e Russia.

Il Gruppo Italiano Vini punta sempre più sui nuovi mercati, dato che la produzione mondiale per la prima volta risulta inferiore ai consumi e l’Italia contribuisce solo ad un terzo del fatturato. Le opportunità sono, quindi, molteplici e l’affermazione all’estero risulta una delle possibilità per contrastare la crisi in patria. Dopo USA, Germania, Canada, Gran Bretagna, Paesi Scandinavi e Benelux, il Giv sta organizzando l’ingresso in Cina e Russia, i due Paesi al momento più appetibili.
Nella Repubblica Popolare il Gruppo ha aperto una società a Shanghai per poter seguire in modo diretto lo sviluppo dei vini, in particolare quelli di alta qualità. La necessità di avere un contatto diretto con i distributori e con la realtà dei consumi è dettata dalle difficoltà distributive che tutt’oggi permangono nel Dragone e che ostacolano le opportunità del settore. Attualmente in Cina dominano i vini francesi, ma le potenzialità dei marchi italiani sono notevoli, motivo per cui l’organizzazione commerciale è fondamentale.
Per quanto riguarda la Russia, invece, non è ancora prevista una società di distribuzione, perché il processo di penetrazione è ancora in fase di studio. Nonostante le problematiche che riguardano il mercato russo, però, si è registrata una buona crescita del settore grazie a molti bravi importatori locali.
Grazie all’ingresso nei nuovi mercati, si è potuto aumentare il fatturato Giv capogruppo di 15 milioni di euro rispetto al 2010, con una crescita del 6%. Il 2011 è stato un anno positivo, segnato anche dal lancio sul mercato internazionale del marchio Cavicchioli e del rilancio di Bolla negli Usa. Per il 2012, si prevedono difficoltà legate all’aumento del costo delle uve, elemento che obbligherà gli operatori a ricaricare i prezzi delle bottiglie del 15-20% anche all’estero.

martedì 27 dicembre 2011

Turismo, una campagna da 60 milioni USD

Il Cremlino intende incrementare il settore del turismo e, affinché quest’ultimo arrivi a costituire il 7% del Pil entro il 2018, crea una campagna pubblicitaria da 60 milioni di dollari.

Secondo l'Agenzia Federale per il Turismo russa attualmente solo il 10% degli stranieri entra nel Paese per un viaggio di piacere. All'origine di tale dato vi sarebbe la crisi economica che ha colpito i Paesi europei da cui proviene la maggior parte dei turisti diretti in Russia: Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia.
Al fine di sviluppare il settore del turismo e promuovere l’immagine del Paese, la Federazione russa intende investire fino a 60 milioni di dollari in una campagna pubblicitaria, indirizzata sia a turisti stranieri che russi, della durata di sei anni: l'investimento infatti rientra nell’ambito del programma governativo per lo sviluppo del turismo proiettato verso il 2018, approvato nel luglio scorso e che prevede, complessivamente, una spesa di 10,2 miliardi di dollari, di cui 3 miliardi provenienti dalle casse federali. In particolare, come ha dichiarato Aleksandr Radkov, direttore dell'Agenzia, i 60 milioni di dollari destinati alla pubblicità verranno investiti in “tematiche e programmi sulla Russia diffusi sui canali federali, promozione sui social network, mostre, organizzazione di incontri e presentazioni sulla Russia all'estero, campagne promozionali e organizzazione di press tour”.
Lo sviluppo del turismo in Russia sarà focalizzato, in particolare, su alcune aree: l'Anello d'oro nel Distretto Federale Centrale, l'Anello d'argento nel Distretto Federale Nordoccidentale, le città del Volga nel Distretto Federale del Volga, nel Caucaso Settentrionale e nel Distretto Federale Meridionale, i territori di Krasnodar, Stavropol' e Rostov e la Cabardino-Balcaria.

venerdì 23 dicembre 2011

Il business della carne di tacchino

Dal 2006 al 2010 in Russia è quadruplicata la produzione di carne di tacchino.

Il settore agroindustriale russo ha registrato un forte aumento nel comparto dell’allevamento dei tacchini: la produzione di carne di tacchino, dal 2006 al 2010, è quadruplicata e le importazioni sono interrotte. Secondo le stime delle aziende agricole russe e internazionali, il settore continuerà a svilupparsi nel medio termine e i relativi guadagni, quest’anno, aumenteranno ulteriormente.
Il business dell’allevamento dei pennuti da cortile è concentrato relativamente in pochi Paesi del mondo ed è piuttosto giovane: in epoca sovietica non vi era la tradizione di allevare e utilizzare la carne del volatile che era presente solo in cortili privati; tuttavia, questo specifico sottosettore ora sta attraversando una fase di boom e si prevede che possa superare persino la produzione di carne di pollo.
Vadim Vaneev, presidente del gruppo societario Evrodon, leader indiscusso del settore, afferma che l’unica questione da risolvere relativamente all’industria della carne di tacchino, riguarda lo sterco ricco di fosforo di questi volatili: sebbene questa caratteristica potrebbe garantire un aumento della produttività, al momento gli imprenditori lo considerano ancora alla stregua di un rifiuto. Secondo Vaneev sarebbe invece opportuno scegliere una tecnologia di lavorazione in modo da poter guadagnare anche su questo “sottoprodotto”.