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martedì 31 gennaio 2012

I fondi di venture capital

In Russia prendono piede le iniziative di venture capital che offrono finanziemento e consulenza agli startuppers più promettenti.

A partire dalla seconda metà del 2010, in Russia sono sorti alcuni fondi di venture capital, iniziative che si propongono di selezionare, finanziare e formare startuppers; tali fondi si fanno chiamare incubatori aziendali, acceleratori di prestazioni aziendali o fabbriche di progetti. Tra questi, uno dei più noti è il fondo di capital venture Farminers, che offre un ufficio ben equipaggiato e 150 mila dollari per stipendi ed eventuali altre attrezzature agli imprenditori che presentano progetti interessanti nell’ambito di settori che garantiscono un elevato potenziale di sviluppo, come i servizi online destinati al mercato di massa (shopping e giochi). Secondo il Direttore Generale di Farminers, Maksim Matvejko, la società sarà in grado di assimilare 35-36 progetti nel giro di un solo anno; gli startuppers selezionati svilupperanno i propri prodotti attraverso la guida e la consulenza giornaliera dei project manager ed esperti della Farminers che, in cambio, riceverà una quota del 40% del capitale di ciascuna impresa avviata.
I vari fondi simili a Farminers - come Fast Lane Ventures, Glavstart, Bricolage, Texdrive - si differenziano tra di loro solo per alcuni dettagli e sono tutti alla ricerca di imprenditori promettenti con l’obiettivo di avviarli e seguirli nella nuova attività che sarà poi proposta ad altri investitori strategici.
Quasi tutti i fondi di venture capital privati sono limitati a una stretta cerchia di settori: Internet, software, servizi di telefonia mobile, cloud computing. Si tratta di settori più semplici in termini di expertise, cui si aggiunge il vantaggio di raggiungere risultati in tempi brevi. Per le società innovative, operanti nei settori della medicina, biologia e di altri settori “fuori moda”, sono disponibili infatti solo i fondi dello Stato.

lunedì 30 gennaio 2012

Il consumo di vino in Russia

Negli ultimi anni, la crescita limitata della domanda, le nuove leggi relative al consumo di alcol e le politiche internazionali hanno complicato il settore delle importazioni di vino in Russia.

Secondo gli operatori del settore, il consumo di vino in Russia stenta ad incrementare soprattutto a causa del prezzo: il vino in Russia è molto costoso, e non soltanto quello di qualità. A tal riguardo, Vadim Drobiz, direttore del Centro ricerche di mercato per la produzione federale e regionale di alcolici, ha dichiarato: “Il basso livello dei salari mensili costituisce un altro ostacolo importante alla crescita del settore del vino […]. A causa delle differenze nel livello dei salari medi, il vino in Russia è quattro o cinque volte più costoso che in Europa”.
Inoltre, il settore degli alcolici in Russia si caratterizza per il massiccio consumo di birra e vodka: nei primi nove mesi 2011 le vendite della prima hanno raggiunto quota 8,2 miliardi di litri, le vendite di vodka hanno toccato gli 1,1 miliardi, mentre sono stati venduti solo 700 milioni di litri di vino, 140 milioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2010. Come emerso da un’indagine dell’agenzia russa RosBusinessConsulting, sempre relativamente allo scorso anno, il 60% dei russi beve birra, il 49% predilige la vodka e solo il 26% sceglie vino.
Infine, nel gennaio 2011, i produttori locali di bevande alcoliche sono stati sottoposti a un controllo di sicurezza dei loro standard di produzione e molti distributori hanno dovuto procedere al rinnovo della licenza, con il risultato che nell’ultimo anno e mezzo “il numero di produttori di liquori e di vino in Russia è sceso di circa il 40% e quello dei distributori di circa il 50%”.

venerdì 27 gennaio 2012

Possibile calo dell’export russo di cereali

Il ritmo intenso delle esportazioni russe negli ultimi mesi ha fatto suonare un campanello d’allarme circa la loro prosecuzione.

Russia e Argentina hanno negato di avere in programma misure per limitare le esportazioni di cereali, ma l’intenso ritmo dell’export degli ultimi mesi non è incoraggiante. Vladimir Putin lo scorso ottobre aveva dichiarato che non sarebbero state consentite esportazioni superiori a 24-25 milioni di tonn, tuttavia, considerati i ritmi attuali, vi si arriverebbe entro 2-3 mesi.
Dal giugno scorso - quando è stato rimosso il bando alle esportazioni - fino a metà gennaio, la Russia, ha venduto all’estero ben 19,5 milioni di tonnellate di grano, un dato record considerando il periodo dell’anno: gli investitori, memori del fatto che il Cremlino non aveva escluso, fin dall’inizio dell’anno, la possibilità di reintrodurre dazi per proteggere il mercato locale e che lo scorso ottobre aveva messo in guardia i coltivatori dal prendere impegni eccessivi con i clienti, si aspettano che possa a breve entrare in vigore qualche forma di limitazione.
Il dipartimento Usa per l’Agricoltura (Usda) ha inoltre avvertito che, anche se Mosca non dovesse adottare misure formali, l’export russo è comunque destinato a subire un rallentamento nella seconda parte dell’anno, in quanto “le scorte disponibili per l’esportazione sono diminuite”. Gli stock prossimi all’esaurimento sarebbero, in particolare, nelle provincie di Rostov, Krasnodar e Stavropol.

giovedì 26 gennaio 2012

I meriti dell'Urss

Sebbene vent’anni dopo il crollo dell’Unione Sovietica non si faccia altro che ricordarne gli aspetti negativi, ci sono almeno cinque ragioni per essere anche grati all’Urss.

Se oggi in Russia la settimana lavorativa è composta di 5 giorni, sono previste dalle 2 alle 4 settimane di ferie pagate, il congedo di maternità, gli standard di sicurezza per gli operai e la copertura sanitaria, è merito della pressione che il comunismo esercitò sul capitalismo. L’attuale legislazione del lavoro è solo uno dei motivi per i quali i russi devono essere grati all’Unione Sovietica, che ha contribuito anche al raggiungimento di alcuni diritti per la donna, alla ricostruzione post bellica, all’anticolonialismo e a molti progressi in ambito scientifico. Si potrebbe affermare che, sebbene quello dell’Urss fosse un sistema per molti aspetti “poco umano”, grazie ad esso si è potuto percepire il lato più umano del capitalismo.
L’Unione Sovietica svolse un ruolo di primaria importanza nella sconfitta della Germania nazista: Stalingrado è il famoso campo di battaglia in cui fallì il progetto nazista di una guerra lampo (blitzrieg), e che consentì quindi il rovesciamento delle sorti del secondo conflitto mondiale, al termine del quale fu delineato il Piano Marshall che, di fatto, venne attuato solo a condizione che i comunisti fossero esclusi dai parlamenti dei Paesi che ricevevano gli aiuti.
Inoltre, il Blocco sovietico ha difeso la causa delle colonie sottoposte allo sfruttamento a causa dell’imperialismo capitalista, l’Urss infatti forniva il suo aiuto ai Paesi che lottavano per la loro indipendenza e a quelli che l’avevano da poco raggiunta.
Infine, si devono ai sovietici molte scoperte scientifiche, tra cui l’invio del primo satellite, il primo uomo e la prima donna nello spazio. Sempre ai sovietici va poi riconosciuto il merito di aver realizzato: organi artificiali, il primo elicottero e la xerografia.